Ferrovie, la lezione britannica: concorrenza sì, smembramento no

Ferrovie, la lezione britannica: concorrenza sì, smembramento no

L’analisi della privatizzazione ferroviaria britannica offre spunti significativi per il sistema ferroviario italiano. Il sostegno pubblico al settore ferroviario nel Regno Unito è passato da 2,93 miliardi di sterline nel 1994-95 a 5,28 miliardi di sterline nel 2013-14. Nel 2024-25, il Governo britannico prevede un supporto complessivo di 21,6 miliardi di sterline, a fronte di 11,5 miliardi di sterline di ricavi da passeggeri e 0,8 miliardi di sterline di investimenti privati. Il sussidio netto agli operatori passeggeri è stato di 4,2 miliardi di sterline. Attualmente, il sistema britannico comprende 24 Train Operating Companies, 15.747 km di rete e 2.589 stazioni.

La privatizzazione ha evidenziato una forte presenza pubblica, dimostrando che lo Stato ha modificato il proprio intervento senza abbandonare il settore. L’esperienza britannica mette in luce la necessità di mantenere integrazione e responsabilità nel sistema ferroviario. Separare le imprese non deve significare separare le responsabilità.

Analisi della Privatizzazione Ferroviaria Britannica e Impatti sul Sistema Italiano

In Italia, il Gruppo FS mantiene una struttura industriale integrata e RFI gestisce una rete nazionale di circa 17.000 km. Trenitalia opera nel mercato dell’Alta Velocità, già sottoposto a concorrenza effettiva. La nuova ROSCO italiana ha un finanziamento previsto dal PNRR di almeno 1,2 miliardi di euro e una missione pubblica chiara.

Le sfide per il sistema ferroviario italiano sono diverse rispetto a quelle britanniche degli anni Novanta. È fondamentale affrontare la questione della concorrenza in modo strategico, integrando funzioni essenziali e aprendo a competizioni solo dove vi è una domanda contendibile.